In allegato i dati diffusi dal Ministero dell’Interno in relazione all’andamento degli sfratti nel 2024 e la nostra tabella aggiornata della serie storica degli sfratti dal 2001. Appare confermata una sostanziale stabilità delle convalide di sfratto nel periodo post-pandemico visto che nel quadriennio 2021-2024 il dato si aggira sempre intorno alle 40.000 convalide. Anche rispetto agli altri parametri si riscontrano variazioni contenute salvo forse un incremento di quasi il 10% rispetto al 2023 delle richieste di esecuzione; da registrare anche un aumento di quasi il 15% degli sfratti per ragioni diverse dalla morosità dell’inquilino (da 8671 nel 2023 a 10.117 nel 2024) su cui evidentemente incide anche la maggiore appetibilità degli affitti brevi. Ad ogni modo si tratta di una situazione che quanto meno sul piano dei numeri ricalca quella dei primi anni del secolo e cioè non molto dopo l’entrata in vigore della Legge 431 e prima della gravissima emergenza sfratti innescata dalla recessione economica del 2008/2009 che ha raggiunto il suo momento di culmine nel periodo 2012/2016. Questo naturalmente non significa che la situazione è rosea e che possiamo evitare di insistere con la richiesta di misure per il contenimento e la gestione dell’emergenza abitativa collegata agli sfratti. In particolare permane la necessità di una legge nazionale per la graduazione della concessione della forza pubblica per le esecuzioni sulla base di criteri di priorità e bisogno con modalità specifiche da definirsi in sede locale attraverso tavoli di confronto obbligatori da istituirsi presso le Prefetture e con la partecipazione dei sindacati inquilini nonché per destinare ai Comuni risorse specifiche con l’obbligo di organizzare un’offerta alloggiativa coerente con le condizioni socioeconomiche dei nuclei familiari sfrattati. Così pure, stante l’esigenza di contenere l’emergenza abitativa, occorre uno stanziamento complessivo di almeno 250 milioni di euro all’anno per i Fondi nazionali per il sostegno all’affitto e la morosità incolpevole. Fatte queste premesse di carattere generale va tenuto presente che come al solito si riscontrano tendenze divergenti nei vari territori e quindi andrebbe verificato caso per caso dove si collocano le maggiori urgenze e/o dove occorre organizzarsi per fronteggiare un rischio crescente. Ad esempio guardando ai dati regionali si deduce che attualmente il fronte è particolarmente caldo in Lombardia dove sono aumentate di oltre il 60% le richieste di esecuzione rispetto al 2023 e al tempo stesso gli sfratti eseguiti durante il 2024 con l’intervento della forza pubblica sono aumentati di oltre il 40% rispetto all’anno precedente. Un quadro derivante dalla situazione gravissima di Milano dove le sentenze di convalida sono diminuite del 20% ma gli sfratti eseguiti sono più che decuplicati (da 133 a 1597) mentre sono state accumulate 14.084 richieste di esecuzione presentate all’ufficiale giudiziario, una cifra quasi incredibile visto che nell’anno precedente risultavano segnalate 402 richieste di esecuzione. Passando dall’emergenza conclamata alle situazioni in cui si registra un’accumulazione del rischio si osserva una certa crescita delle sentenze di convalida in Valle d’Aosta (+26%), Umbria (+18%), Puglia (+13%), Abruzzo (+12%), Campania (+11%) e Marche (+8%). Per quanto riguarda le singole province si segnalano Terni (+110%). Fermo (+74%), Gorizia (+58%), Venezia e Brindisi (+51%), Crotone (+50%), Pesaro (+35%), Benevento (+25%), Napoli (+23%). In cima a questa graduatoria ci sarebbe Catania (+166%) ma i dati forniti di sole 16 sentenze convalide di sfratto nel 2024 e di nessuna convalida nell’anno precedente sono palesemente inattendibili. Del resto non mancano altri casi di questo genere; ad esempio non vengono segnalati sfratti convalidati nel 2024 a Reggio Calabria, Enna e Caltanissetta.

Sfratti Italia serie storica 2001-24

Sfratti 2024 dati Ministero Interno