In allegato la relazione illustrativa del DdL bilancio presentato dal Governo. Rinviando qualsiasi considerazione di carattere generale sulla prossima finanziaria, vale la pena di focalizzare subito alcuni aspetti specifici relativi al nostro settore. Innanzitutto si segnala che gli stanziamenti previsti alla voce “casa e assetto urbanistico” non lasciano presagire una rapida attuazione del Piano Casa approvato nella scorsa primavera. Infatti ai 953 milioni di Euro definitivi per il 2026 si aggiungono soltanto 576 milioni a legislazione invariata per l’anno 2027 e non sono di certo previsti stanziamenti maggiori per il biennio successivo. Vero è che la premier parlava di circa 10 miliardi complessivi da investire nell’arco di 10 anni e così pure è chiaro che veniva e viene tuttora fatto grande affidamento sul possibile cofinanziamento da parte dei privati. Ad ogni modo è certo che per il momento con il Piano Casa siamo ancora in alto mare. Un altro aspetto che balza all’occhio è la proroga del Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa, che anzi viene rinforzato con ulteriori 200 milioni sia per il 2028 che per il 2029, mentre ovviamente non c’è traccia di un rifinanziamento del fondo sostegno affitto e/o di quello per la morosità incolpevole. Dunque ancora una volta si insiste nel favorire l’acquisto della prima casa mentre si trascurano le tante famiglie che per forza di cose devono ripiegare su un affitto di mercato insostenibile o comunque molto gravoso. Ci si affida poi ad un uso sempre più spregiudicato della flat tax, che peraltro non è limitato semplicemente al nostro settore, per tentare di mitigare gli affitti di mercato. Trattandosi di un guadagno che è certo soltanto per i proprietari, diventa difficile esultare per gli abbassamenti al 5% o all’1% della cedolare secca sui contratti concordati. Come già evidenziato, stando ai dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate non mancano i capoluoghi di provincia in cui il valore medio dei canoni concordati è superiore a quello dei canoni liberi. Pertanto servirebbe almeno istituire un Osservatorio nazionale sulla contrattazione con la partecipazione delle organizzazioni sindacali della proprietà e degli inquilini maggiormente rappresentative per provare a salvaguardare la funzione degli accordi di settore che, come è noto, dovrebbero garantire un trattamento migliorativo per l’inquilino a fronte di maggiori sgravi fiscali per la proprietà. Una misura a costo zero indispensabile per evitare ulteriori degenerazioni del sistema di contrattazione dopo la decisione scellerata del MIT di riconoscere la validità degli accordi separati. Non basta poi il comma 5 dell’articolo 5 per contrastare i possibili abusi da parte dei proprietari perché non si tratta soltanto di contrastare coloro che potrebbero sostituire il contratto precedente con uno nuovo per ottenere l’abbassamento della flat tax sui canoni concordati previsto dal DdL bilancio. Fra i c.d. “comportamenti opportunistici” evocati dalla norma in questione rientrerebbero innanzitutto quelli di chi pretende il pagamento in nero della quota di affitto eccedente il massimale di canone previsto dall’accordo sindacale. Senza dubbio l’inquilino potrebbe anche affrontare il problema in Tribunale ma, trattandosi di contrastare l’evasione fiscale di settore oltre che di facilitare la tutela degli inquilini, basterebbe ripristinare l’obbligo della tracciabilità dei pagamenti degli affitti. Peraltro se l’obbligo della tracciabilità degli affitti venisse abbinato alla possibilità per l’inquilino di regolarizzare la posizione contrattuale presso l’Agenzia delle Entrate in base ai pagamenti effettuati, sarebbe possibile favorire anche l’emersione delle locazioni di fatto e cioè l’evasione fiscale praticata rispetto all’intero affitto. Un’altra possibilità che come al solito viene trascurata è quella dell’incremento delle detrazioni fiscali per gli inquilini, che non soltanto producono un beneficio certo anche per gli inquilini ma potrebbero pure facilitare l’emersione delle locazioni in nero. Ma la prima domanda che dovremmo porre al Governo è come mai intende abbassare la cedolare secca sui contratti concordati e non interviene invece su quelle già previste per i canoni di mercato. In definitiva sarebbe bastato prevedere 5 punti percentuali in aumento per la flat tax sui canoni liberi anziché gli stessi in diminuzione sui canoni concordati e fra l’altro questo avrebbe consentito allo Stato di realizzare anche un maggior gettito. Oppure si poteva quanto meno prevedere una variazione della flat tax sia in aumento per i canoni di mercato che in diminuzione per quelli concordati. Evidentemente prevale una grande attenzione per le pretese della proprietà immobiliare, la stessa già emersa nel disegno di legge per l’accelerazione degli sfratti e che del resto si ritrova pure in altre norme di questa legge di bilancio, come ad esempio quella per la reintroduzione della cedolare secca per le locazioni commerciali.
DdL bilancio 2027 – Relazione illustrativa
