In allegato l’ultimo rapporto OCSE (l’organizzazione internazionale intergovernativa per la cooperazione e lo sviluppo economico che raggruppa 38 paesi industrializzati o in via di sviluppo) sullo stato di integrazione dei migranti in Italia. La sintesi è che “negli ultimi decenni l’Italia è divenuta un Paese di immigrazione strutturale e, in un contesto di accelerato declino demografico, l’integrazione dei migranti è diventata una questione di policy centrale. Tuttavia i risultati rimangono eterogenei e persistono barriere strutturali che limitano la piena partecipazione degli immigrati alla vita sociale ed economica del Paese”. In particolare “la persistenza della povertà e di condizioni abitative inadeguate tra i nuclei familiari immigrati segnala più ampie lacune nei processi di inclusione sociale”. In premessa viene chiarito che la popolazione immigrata è stata esaminata includendo tutti i cittadini nati all’estero, compresi quelli che hanno successivamente acquisito la cittadinanza italiana. Da qui la stima di 6,4 milioni di immigrati con un incremento contenuto nell’ultimo decennio (+13%) rispetto ai principali paesi UE (Francia +18%; Spagna +33%; Germania + 51%). Riguardo alle condizioni abitative viene riportato a pagina 27 che “l’accesso a un alloggio adeguato continua a rappresentare una sfida cruciale per i migranti in Italia”. Di seguito viene osservato che sebbene il tasso di sovraccarico dei costi abitativi tra i migranti sia inferiore rispetto ad altri paesi dell’UE e più simile a quello della popolazione nata in Italia, ciò è in larga misura riconducibile al marcato sovraffollamento. Infatti il 35% dei residenti nati all’estero vive in abitazioni sovraffollate, uno dei tassi più elevati tra i paesi OCSE e oltre il doppio di quello relativo alla popolazione nata in Italia. Inoltre “è probabile che tali dati sottostimino le difficoltà abitative affrontate dai migranti in Italia, poiché coloro che vivono nelle condizioni peggiori, all’interno di insediamenti informali, difficilmente risultano inclusi nelle indagini campionarie”. Da ricordare poi che un immigrato su tre in Italia vive in condizioni di povertà, un fenomeno diffuso anche tra coloro che hanno un lavoro. Oltre un quarto degli immigrati in Italia lavora in professioni non qualificate, una quota che supera il 29% tra i nati fuori dalla UE; nel Sud questa percentuale sale ulteriormente raggiungendo il 35% tra i nati all’estero e il 41% tra i nati fuori dall’UE. Il rapporto mette poi in evidenza che gli immigrati sono in larga maggioranza in età lavorativa e contribuiscono a compensare il declino della popolazione italiana: circa il 90% ha un’età compresa fra 15 e 64 anni mentre la popolazione nata in Italia rientra in questa fascia soltanto per il 60%.
OCSE rapporto 2026 stato integrazione migranti in Italia
