In allegato il comunicato stampa di Immobiliare.it secondo cui si starebbe verificando un crollo della “locazione transitoria ordinaria” (quella da 1 a 18 mesi con esclusione dei contratti per studenti universitari fuori sede) nelle grandi città (in particolare a Firenze, Venezia, Napoli, Verona, Palermo, Milano e Bari) salvo alcuni casi in controtendenza (in particolare Genova ma anche Torino) mentre soprattutto nei centri minori (fino a 250.000 abitanti) questa tipologia contrattuale continua a riscuotere un certo interesse. Secondo Immobiliare.it questa contrazione dei contratti transitori ordinari, così come in generale del settore delle locazioni ad uso abitativo, sarebbe dovuta ad un ritorno di interesse verso la compravendita ad uso residenziale a causa della crescita esponenziale degli affitti (+28% nel primo semestre 2025). In effetti stando all’ultimo rapporto trimestrale dell’Agenzia delle Entrate le compravendite di prime case sono aumentate del +10% rispetto al 2024 ma ciò non significa che il mercato immobiliare offre a tutti una soluzione. In particolare vi sono diverse ragioni – dall’esplosione dell’offerta per le “locazioni brevi” nei grandi centri al fatto che la “locazione transitoria ordinaria” costituisce spesso una formula pretesa dalla proprietà ed una soluzione di ripiego per inquilini che scontano una particolare debolezza sul piano contrattuale – per cui ci pare difficile sostenere l’esistenza di uno stretto collegamento fra la contrazione della locazione transitoria e l’aumento delle compravendite ad uso residenziale. Peraltro, come già rilevato, sull’ultimo rapporto OMI contenente i dati del mercato delle abitazioni riferiti al 2024, un’analisi puntuale sull’andamento dei contratti transitori non può non tenere conto di quelli che vengono catalogati in questo rapporto come “contratti non agevolati con durata inferiore a 3 anni”. Un fenomeno molto ampio visto che nel 2024 la quota di mercato riferita a questa opaca tipologia creata dall’OMI per meri fini statistici era del 28,6% a livello nazionale, del 24,6 % se riferita ai soli Comuni ATA e del 36% per quanto riguarda quelli non ATA. Inoltre questa locazione transitoria non agevolata, che sarebbe tutta da verificare in base alla normativa sulla durata minima dei contratti, era certamente in espansione fino allo scorso anno (+1,5% nel 2024 rispetto al 2023 nei Comuni ATA e +6,4% nei Comuni diversi da quelli ATA). Insomma, per quanto ovvio e superfluo, vale la pena di osservare che le rilevazioni e le analisi effettuate direttamente dagli operatori di mercato vanno sempre prese con estrema cautela.
Comunicato stampa di immobiliareit
